“La nebbia c’è…ma non si vede!” recitano Totò e Peppino al loro arrivo alla Stazione Centrale, imbacuccati come cosacchi, nonostante il clima primaverile. Totò, Peppino e la… malafemmina è forse uno dei film più noti ambientati a Milano. Alzi la mano chi di voi almeno una volta si è trovato in Piazza San Babila e si è ricordato della famosissima scena di Pozzetto che per attraversarla decide di prendere un taxi. Lo sapevate che dalla fine dell’Ottocento a oggi Milano ha fatto da sfondo a più di 500 film? Film recenti o meno che ci permettono ora di fare un contronto diretto e notare i cambiamenti che la Metropoli ha assunto nel corso degli anni.
Oggi parliamo per esempio del film con Renato Pozzetto “Il povero ricco” del 1983: protagonista è l’ingegnere Eugenio Ronconi (interpretato da Pozzetto), che, terrorizzato dall’idea di diventare povero, su consiglio dello psicologo, decide di darsi ad un periodo di forzata miseria.
Già da subito si capisce che ci troviamo a Milano: quando il protagonista Eugenio si dirige in centro a lavorare in Via Hoepli, si vede alle spalle la famosa Piazza Duomo. Terminata la giornata lavorativa, l’ingegnere si avvia verso casa in Via Palestro: anche se gli interni della casa corrispondono a quelli di Villa Parisi, zona Frascati, l’edificio esterno nel film è niente di meno che la Villa Reale.
La sua trasformazione inizia alle Colonne di San Lorenzo, dove in un mercatino comprerà il suo cappotto “da povero”. Lungo il Naviglio è collocata la fabbrica dove l’ormai non più abbietto Eugenio Ronconi si reca per iniziare il suo nuovo lavoro da fattorino, la S.O.F.R.A.M. a Corsico. La struttura era in realtà lo stabilimento della Pozzi Ginori, oggi dismesso per fare spazio a un grande Parco che si chiama “Parco Area ex-Pozzi”.
Un complesso di case che troneggia su Via Missaglia, palazzi bianchi alti oltre venti piani e tutti affiancati sono il luogo dove andrà ad abitare il protagonista, e dove incontrerà il personaggio della Muti, di cui in breve tempo si innamora, che per arrotondare il salario si presta alle attenzioni di vogliosi uomini. Uno dei posti scelti dalla donna per questo “lavoro extra” è l’Albergo Fenice, all’inizio di Corso Buenos Aires.
Grazie alla conoscenza di un altro clochard, Fosforo, interpretato da Pietro Mazzarella, Eugenio Ronconi inizia a muoversi nelle sue giornate da povero, andando a chiedere l’elemosima davanti all’ingresso di Santa Maria delle Grazie, o passeggiando per Via dei Fiori Chiari, nel cuore del quartiere Brera, una delle zone più prestigiose di Milano, dove l’amico lo poterà a prendere gli avanzi di un ristorante da una finestra sul retro dell’attvità. E’ la Trattoria dell’Angolo, che fino a non molti anni fa si trovava in via Fiori Chiari, ma che ora è invece davanti alla Ex Chiesa di San Carpofaro in via Marco Formentini. Era tappa obbligata per personaggi illustri del mondo dell’arte, della moda e dello spettacolo: al suo posto ora possiamo trovare un negozio di abbigliamento. Indimenticabile una delle ultime scene in cui entrambi mangiano il lauto pranzo quadagnato sulle terrazze del Duomo.
Curiosità: il regista Pasquale Festa Campanile, entusiasta della riuscita del film e del sodalizio lavorativo con Pozzetto, deciderà proprio di girare di girare il cult “Il ragazzo di campagna” l’anno successivo.
Conoscere Milano a partite da film vecchi e più recenti è un modo inusuale di conoscere la città: sabato è in programma la prima parte del corso “Milano e il cinema”, mentre a breve riprenderanno i tour dedicati a questa tematica inconsueta.